Scopri come dimostrare la responsabilità della struttura sanitaria e ottenere il risarcimento per sepsi ospedaliera.
La sepsi e lo shock settico rappresentano alcune delle complicanze più gravi e letali che possono verificarsi all’interno di una struttura sanitaria. Quando l’insorgenza di un’infezione correlata all’assistenza (ICA) o il ritardo diagnostico causano danni permanenti o il decesso del paziente, si configura una precisa responsabilità civile e contrattuale dell’ospedale o della clinica privata. Per ottenere il risarcimento dei danni per sepsi ospedaliera occorre dimostrare l’errore medico o la mancata adozione dei protocolli di sterilizzazione e profilassi da parte della struttura. In questo articolo, analizziamo i passaggi fondamentali per far valere i propri diritti.
Quando la sepsi configura una responsabilità della struttura?
La responsabilità della struttura sanitaria sorge principalmente in due situazioni:
1. Infezioni correlate all’assistenza (ICA) e carenze igieniche
Se il paziente contrae un germe patogeno (come lo Staphylococcus aureus, la Klebsiella pneumoniae o lo Pseudomonas aeruginosa) durante la degenza, a causa di una non corretta sterilizzazione delle sale operatorie, dei dispositivi medici o per il mancato rispetto del lavaggio delle mani da parte del personale, la struttura è chiamata a risponderne.
2. Diagnosi tardiva e gestione terapeutica errata
Un ritardo nella somministrazione della terapia antibiotica mirata aumenta esponenzialmente il rischio di shock settico e mortalità. Se il personale sanitario sottovaluta i sintomi sentinella (febbre alta o ipotermia, tachicardia, alterazione dello stato di coscienza, leucocitosi), ritardando l’esecuzione di emocolture e l’avvio della terapia ad ampio spettro, sussiste una colpa per imperizia e negligenza.
L’onere della prova: cosa deve fare il paziente?
In virtù della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, la ripartizione dell’onere della prova (in conformità con il decreto legge Gelli-Bianco n. 24/2017) agevola il danneggiato:
- Il paziente (o i suoi familiari): deve dimostrare l’avvenuto ricovero, l’insorgenza della sepsi e il danno subito (invalidità permanente, prolungamento della degenza o decesso), allegando il nesso di causalità materiale tra il ricovero e l’infezione.
- La struttura sanitaria: ha l’onere di dimostrare la corretta esecuzione della prestazione e, soprattutto, l’assoluta impossibilità di evitare l’evento infettivo, esibendo i registri di sanificazione e la documentazione sulla sterilizzazione dei ferri.
Quali sono i passaggi fondamentali per ottenere giustizia?
Se sospetti che tu o un tuo familiare siate stati vittime di una gestione errata o tardiva di una sepsi in ospedale, è fondamentale muoversi tempestivamente seguendo questi step:
1. Richiesta immediata della cartella clinica
È il documento fondamentale e va richiesta in copia conforme alla Direzione Sanitaria. È importante verificare che contenga i diari infermieristici, i fogli di terapia, i referti dei laboratori e i parametri vitali completi.
2. Valutazione medico-legale specialistica
Prima di intentare qualsiasi azione, un medico legale coadiuvato da uno specialista in malattie infettive deve redigere una perizia per accertare se il danno fosse prevenibile.
3. Tentativo obbligatorio di conciliazione
La Legge Gelli-Bianco impone, prima di adire le vie giudiziarie ordinarie, il tentativo di una consulenza tecnica preventiva ai fini della mediazione finalizzata al raggiungimento di un accordo risarcitorio stragiudiziale con l’assicurazione della struttura.
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FAQ
Cosa succede se il paziente è deceduto a causa dello shock settico?
In caso di decesso del paziente, i familiari superstiti (coniuge, figli, genitori, fratelli) hanno il diritto di richiedere il risarcimento dei danni iure proprio (per la perdita definitiva del rapporto parentale e la sofferenza subìta) e iure hereditatis (i danni biologici e morali patiti dal defunto prima di morire, che entrano nell’asse ereditario).
L’ospedale può liberarsi dicendo che l’infezione era “imprevedibile”?
No, la struttura non può limitarsi a una generica difesa basata sulla fatalità o sull’imprevedibilità dell’evento. La Corte di Cassazione impone alla struttura l’onere di dimostrare concretamente di aver rispettato tutti i protocolli di prevenzione delle infezioni (lavaggio mani, sterilizzazione, isolamento dei pazienti infetti). Se non fornisce la prova documentale di questa assoluta diligenza, viene condannata al risarcimento.
È sempre necessario andare in causa in Tribunale?
No, la Legge Gelli-Bianco prevede l’obbligo di tentare una risoluzione stragiudiziale della controversia attraverso l’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) o la Mediazione. Molto spesso, di fronte a una perizia medico-legale solida e ben documentata, le compagnie assicurative delle strutture sanitarie preferiscono formulare un’offerta di accordo transattivo, evitando le lungaggini di un processo ordinario.